lunedì 8 agosto 2016

"Ti prendo e ti porto via" di Niccolò Ammaniti

Ti prendo e ti porta via, avrei voluto qualcuno l'avesse detto a questo libro mentre lo leggevo e l'avesse portato il più lontano possibile. Non mi è piaciuto, è evidente.



Ti prendo e ti porto via è la storia dei vari personaggi che vivono a Ischiano Scalo: il ragazzino Pietro che alla fine dell'anno viene bocciato, il musicista scapestrato Graziano Biglia che passa da una donna all'altra, la timida e remissiva professoressa Flora Palmieri. Ognuno di loro è circondato da altri personaggi minori che li aiutano o li mettono in difficoltà.  
Perché non mi è piaciuto? Perché è un libro di 450 pagine, non che abbia qualcosa contro i libri lunghi, che però poteva essere lungo la metà. Tutta la prima parte del libro è una serie di narrazioni a ritroso che sembrano non essere correlate fra loro, le quali confondono il lettore e appesantiscono inutilmente la lettura.
Interi capitoli di aneddoti e vicende, alternanza di piani narrativi che, se in un primo momento creano curiosità e "suspance", alla lunga stancano il lettore e lo demotivano. Solo nell'ultima parte del libro la narrazione inizia ad acquistare un ritmo incalzante: è come una macchina che all'inizio stenta a carburare fino poi ad acquisire velocità e che poi si schianta contro un muro, il finale. 


I personaggi non spiccano per caratterizzazione, sono tutti abbastanza stereotipati, modellati sui cliché provinciali piuttosto banali e prevedibili. La cosa peggiore è che tali personaggi hanno un loro percorso di crescita che però viene stroncato, non gli viene lasciata possibilità di redenzione se non pagandola a caro prezzo e anche in questi casi non vi è un approfondimento di questa metamorfosi finale. 
Lo stile è abbastanza lineare e scorrevole, peccato per la volgarità gratuita che pervade tutto il libro. Non sarebbe un problema se fossero soltanto i personaggi a parlare in maniera scurrile, la grettezza del linguaggio si estende anche alla voce narrante che non ha nessuna necessità di caratterizzazione. 


Tutto il libro è pervaso da questa cappa di aria opprimente e asfissiante, la stessa della calda estate a Ischiano Scalo, forse l'unico pregio letterario che gli può essere oggettivamente riconosciuto nonostante non rispecchi i miei gusti!
Magari in futuro leggerò qualcos'altro di Ammaniti per dargli una seconda possibilità, ma per il momento la mia avventura con i suoi libri si ferma qui. 

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